Il tuo sito parla più lingue, ma all'estero nessuno lo trova? Succede più spesso di quanto si pensi. Tradurre le pagine è solo il primo passo: perché un cliente tedesco, francese o inglese trovi la tua azienda su Google, il sito deve essere costruito per farsi capire anche dal motore di ricerca, lingua per lingua. È questo il lavoro della SEO multilingua, o SEO internazionale.
Per le aziende veronesi che esportano, dal vino alla meccanica, fino al turismo sul lago di Garda, è spesso la differenza tra un sito che porta richieste dall'estero e un sito tradotto che resta invisibile.
Cos'è la SEO multilingua?
La SEO serve a portare le pagine di un sito nelle prime posizioni di Google per le ricerche che contano. La SEO multilingua fa la stessa cosa in più lingue e in più Paesi: fa sì che a Monaco di Baviera Google mostri la versione tedesca del tuo sito, a Lione quella francese e a Verona quella italiana.
Sembra automatico, ma non lo è. Google deve capire quante versioni esistono, in che lingua sono scritte e a chi sono rivolte. Se queste informazioni mancano, può mostrare la pagina italiana a un utente straniero, oppure considerare le traduzioni come copie della stessa pagina e mostrarne una sola.
Come organizzare le lingue del sito?
La prima scelta riguarda gli indirizzi. Ci sono tre strade:
- Una cartella per lingua, per esempio tuosito.it/en/ e tuosito.it/de/. È la soluzione più semplice da gestire: tutte le lingue stanno sullo stesso dominio e ne condividono la forza.
- Un sottodominio per lingua, come en.tuosito.it. Funziona, ma per Google è un po' più staccato dal sito principale.
- Un dominio per Paese, come tuosito.de o tuosito.fr. È il segnale più forte per un singolo Paese, ma ogni dominio va gestito e fatto crescere da solo.
Per la maggior parte delle piccole e medie imprese la cartella per lingua è la scelta migliore: un solo sito, un solo pannello, e ogni nuova lingua parte già con la credibilità del dominio principale.
Hreflang: il cartello che indica la lingua giusta
Una volta scelti gli indirizzi, bisogna dire a Google come sono collegate le versioni. Lo si fa con l'attributo hreflang, un'indicazione nel codice di ogni pagina che dice in sostanza: «questa pagina esiste anche in inglese a questo indirizzo, e in tedesco a quest'altro».
Pensa all'hreflang come ai cartelli di un aeroporto: lo stesso servizio, indicato in più lingue, e ognuno segue quello che capisce. Perché funzioni:
- ogni versione deve indicare tutte le altre, e anche se stessa: se la pagina tedesca rimanda a quella italiana ma non viceversa, Google ignora l'indicazione;
- serve una versione predefinita (x-default) per chi parla una lingua che il sito non ha;
- ogni pagina tradotta deve avere l'indirizzo canonico verso se stessa, non verso la versione italiana: è uno degli errori più comuni, e fa sparire le traduzioni dai risultati.
Tradurre non basta: le ricerche cambiano da un Paese all'altro
Ecco il punto che molti sottovalutano. Le persone non cercano le stesse parole in tutte le lingue. Un turista tedesco che vuole un appartamento sul Garda non scrive la traduzione letterale di «appartamento lago di Garda», ma le parole che si usano in Germania. Lo stesso vale per un buyer inglese che cerca un fornitore.
Per questo ogni lingua ha bisogno della sua analisi delle ricerche: quali parole usano davvero i clienti di quel Paese, con quale volume e con quale concorrenza. Solo dopo si scrivono titoli, descrizioni e testi pensati per quelle ricerche, come faremmo per il mercato italiano. E anche gli indirizzi delle pagine vanno tradotti: /de/weinverkostung/ dice molto di più a un utente tedesco di /de/degustazione-vini/.
Attenzione anche alle traduzioni automatiche pubblicate senza revisione: si leggono male, non convincono il cliente e Google le può considerare contenuti di scarsa qualità. Un testo tradotto deve essere scritto bene come l'originale, anzi meglio, perché deve convincere qualcuno che ancora non ti conosce.
Gli errori che fanno sparire un sito all'estero
- Reindirizzare in automatico in base alla lingua del browser o al Paese. Sembra comodo, ma Google visita i siti soprattutto dagli Stati Uniti e rischia di vedere una sola versione. Meglio un selettore della lingua ben visibile, che lascia scegliere all'utente.
- Tradurre solo una parte del sito. Un menu in tedesco che porta a pagine in italiano fa uscire il visitatore in pochi secondi.
- Lasciare i dettagli in italiano. Titoli e descrizioni per Google, testi alternativi delle immagini, moduli di contatto, numero di telefono senza prefisso internazionale.
- Non misurare. In Google Search Console si vedono ricerche, clic e posizioni per Paese: è l'unico modo per capire se la versione straniera funziona e dove intervenire.
Da dove partire
Se il tuo sito ha già più lingue, il primo passo è un controllo: gli indirizzi, l'hreflang, i canonici e le ricerche per Paese dicono subito se Google sta mostrando la versione giusta a chi la cerca. Se invece stai pensando di aprirti a nuovi mercati, conviene impostare la struttura multilingua fin dalla realizzazione del sito: rimediare dopo costa sempre di più.
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