Still life: la fotografia per rappresentare e vendere i tuoi prodotti online

Articoli » Foto e Video

Mai sentito parlare di still life?

Un ramo della fotografia parecchio diffuso nel marketing, e oggi anche sui social media per parlare delle proprie passioni, è quello che in inglese viene chiamato “still life”. Un genere che si può tradurre in italiano con “natura morta”. Per il fotografo, quindi, si tratta di riprendere oggetti inanimati, immortalandoli in un contesto scenico e di luce particolare. Un lavoro molto simile a quello del pittore, che se vuole riprodurre ciò che ha davanti a sé in modo realistico e verosimile, deve fare attenzione alla composizione, alla gamma di colori da utilizzare, alle ombre da riprodurre, alla prospettiva e alle proporzioni.

Pensa a tutte le foto di prodotti che hai visto su Instagram o in alcuni cataloghi nelle ultime settimane. Alle scarpe di un negozio messe in un certo modo su un supporto, al cibo di un ristorante ben posizionato nel piatto, o al libro appena uscito che ti propone la libreria vicino a casa (se incorniciato da alcuni fiori e una tazza di tè fumante, non ti viene voglia di comprarlo? Forse un po’…). Sono foto di still life usate per fare pubblicità, che hanno molto successo soprattutto nel settore della moda, del design e della food culture.

Potrebbe sembrare una tecnica fotografica facile da realizzare senza l’aiuto di un professionista, in realtà nel caso dello still life la solita frase “chiunque può fare una foto” non vale per niente, specie se si pensa di basare una strategia di marketing su quegli scatti. Vediamo perché.

Non descrivere solo un oggetto, racconta la sua storia

Le foto di still life possono prevedere un set minimal, come il classico fondale bianco con l’oggetto ripreso in modo tale che si possano cogliere tutti i suoi aspetti tecnici. Altrimenti, può prevedere un set scenografico più complesso, che alluda anche alla storia di quell’oggetto quanto alle sue possibilità di utilizzo.

La difficoltà dello still life sta nelle poche variabili in gioco: il soggetto è fermo e quindi per risaltare le sue qualità bisogna avere una conoscenza tecnica generale impeccabile. Come si costruisce il set? Che tipo di inquadratura impostare? Come regolare l’esposizione o il diaframma? Certo, sono le stesse domande che ogni buon fotografo si pone per qualunque servizio, ma nello still life ciò che fa la differenza sono l’illuminazione e la post produzione.

La luce ha il compito di esaltare le forme degli oggetti, di levigarne il colore e di creare un gioco di chiaro/scuro suggestivo. Tutto questo per riuscire a rendere l’immagine ricca di carica emotiva. Lo scopo, infatti, non è solo quello di fare una foto piacevole da vedere, quando si tratta di marketing. L’idea è di realizzare uno scatto descrittivo e allo stesso tempo con un significato profondo, che contenga in sé un mondo di valori e che rispecchi la filosofia del brand che ne fa uso. Facile, o no?

La fase di post-produzione, invece, è fatta di precisione, tecnica e pazienza. Può colmare errori banali come superfici da pulire, riflessi da eliminare o supporti per gli oggetti troppo evidenti, ma si usa anche per uniformare i colori e aggiustare una smisurata mole di regolazioni quasi impercettibili. La post si fa ovviamente grazie a programmi appositi come Lightroom, e per raggiungere un risultato perfetto è fondamentale studiare, esercitarsi e accrescere al massimo le proprie competenze.

È evidente che lo still life non si può improvvisare, anzi. Occorre quasi un tocco di genialità in più, perché la foto di un oggetto inanimato rischia di risultare banale ed essere priva di qualsiasi interesse rispetto a un bel paesaggio o a una modella su una spiaggia. È compito del fotografo trovare la chiave giusta per prendere un oggetto, scegliere il contesto dove immortalarlo, sfruttare la luce per esaltarne le qualità e completare la sua storia attraverso una post-produzione a effetto.